MARCELLO VIGONI
Marcello Vigoni (Milano,1979) vive e lavora a Milano. La sua ricerca artistica si sviluppa attraverso fotografia, installazione e videoarte, esplorando il rapporto tra individuo, sistemi culturali e trasformazioni del paesaggio contemporaneo.
Al centro del suo lavoro si colloca la tensione tra razionalità e assurdo, inteso secondo la riflessione di Albert Camus. Le sue opere interrogano le sovrastrutture culturali costruite dall’uomo e il loro rapporto con una dimensione esistenziale più profonda, ponendo domande sull’identità individuale e collettiva, sul significato dell’esperienza umana e sui sistemi che regolano la società contemporanea.
Il suo linguaggio visivo è caratterizzato da atmosfere sospese, simbolismo e suggestioni metafisiche. Nel tempo la sua ricerca si amplia alla videoarte e alle pratiche installative, integrando immagine in movimento, suono e interventi materici. Tra i lavori più rappresentativi figura Assurdo Razionale, cortometraggio di quindici minuti in cui l’acqua diventa metafora della vita e della condizione umana, indagando il contrasto tra il bisogno di ordine e la natura imprevedibile dell’esistenza.
Le più recenti opere affrontano il tema della perdita della produzione tessile in Italia, riflettendo sulle trasformazioni del territorio, sull’identità delle comunità industriali, sulle conseguenze della delocalizzazione e sulle contraddizioni della sovrapproduzione globale.
PERSISTERE
Il nuovo progetto di Marcello Vigoni, dal carattere contemporaneo e sperimentale, prende vita all’interno degli spazi di black light gallery, con una mostra personale che si muove tra fotografia e installazione, dal titolo “PERSISTERE”.
Dopo un significativo periodo artistico, dove si è dedicato al rapporto tra uomo e ambiente, tra razionale e irrazionale, Vigoni ci conduce verso una nuova riflessione, mettendo in dialogo, in modo provocatorio, lavori appartenenti a due differenti serie inedite, che hanno scandito gli ultimi anni della sua attività, ovvero un’indagine incentrata sul corpo dell’uomo e sul corpo della natura.
Siamo dunque di fronte a un passaggio significativo dell’artista: da una fotografia che ha raccontato a lungo il dualismo dell’umanità contemporanea, a una nuova forma espressiva che propone uno sguardo alternativo sull’esistenza.
EGOSISTEMI
Egosistemi illustra il percorso artistico di Marcello Vigoni, coprendo un arco temporale che va dal 2017 a oggi. In essa dialogano opere afferenti a tre grandi progetti (“Paesaggi dall’inconscio”, “Multiverso” e “Please Save Devero”), che sono il risultato dell’esplorazione di concetti che gravitano attorno alla filosofia, al biocentrismo, alla spiritualità, all’etica, alla quantistica e al concetto della visione utilitaristica umana.
In quest’esposizione, lo sguardo è rivolto in particolare sui processi di appropriazione dell’ambiente da parte dell’uomo, che è sempre più estraneo alla natura. Secondo Vigoni, l’uomo è incapace di osservare un luogo godendo della sua pienezza e del suo semplice esistere ma, al contrario, è insito in noi il bisogno di scomporre il mondo ed etichettarlo, comprenderlo per arrivare a possederlo. Non più Ecosistemi, quindi, ma EGOstistemi, in cui gli interessi dell’uomo prevalgono sulla natura.
E tuttavia, nelle opere scelte questa sorta di protesta nei confronti di un mondo sempre più frammentato assume i toni della poesia e ci ritroviamo a osservare la natura con un senso di dolce nostalgia, perché rappresenta una parte che, anche se sepolta, fa parte di noi in modo indelebile.
Nelle opere dell’artista, scenari atavici si fondono con immagini del quotidiano urbano, creando ambientazioni che nascono dall’inconscio, di profonda ricerca interiore. Luoghi onirici dove prendono vita veri e propri racconti in cui tutto sembra sospeso e che ci trasportano in una dimensione senza tempo. Vi è una pacata sensazione di calma che accompagna il racconto visivo, interrompendo il fluire caotico della quotidianità, catturando i sensi e conducendo lo spettatore all’interno di un mondo parallelo.
Traendo spunto dal pensiero di Eraclito, secondo il quale l’armonia non è altro che una sintesi degli opposti, Vigoni li indaga e li inserisce in un fertile dialogo: presente e infinito, reale e irreale, luce e ombra, sono tutti poli antitetici e, allo stesso tempo, sintesi di una medesima realtà. Questa “poetica degli opposti”, come la potremmo definire, ha reminiscenze nell’operazione concettuale che Magritte metteva in atto nel creare accostamenti paradossali e inconsueti, spesso identificabili solo a una seconda e più attenta osservazione, che portano a riflettere sui confini della realtà: cos’è vero e cos’è finzione? Dove si trova la linea di demarcazione?
Testo di Elisabetta Bacchin
